“La bicicletta rossa” nasce dalla necessità di creare un lavoro adatto a un pubblico trasversale attorno al tema della crisi. Abbiamo così creato una fiaba moderna a metà tra Eduardo e la visionarietà noir di Tim Burton. A tenere il filo della narrazione è Marta che, come se sfogliasse un album fotografico, ci racconta le strampalate ed eroiche avventure della sua famiglia. Marta non è in scena, o meglio, c’è ma non si vede, è nel pancione della madre e proprio all’inizio dello spettacolo annuncia: “questa è la storia della mia famiglia prima che nascessi”. La famiglia di Marta, per vivere, mette le sorprese negli ovetti di cioccolato ma a complicare la sua vita, come la vita di un intero paese, c’è BanKomat, proprietario di tutto, della fabbrica degli ovetti, della casa ma anche della luna e delle stelle e nulla può essere fatto senza pagare qualcosa a BanKomat. La forza di questa famiglia sta nella sua capacità di trasformare uno strumento di oppressione in mezzo di liberazione e questo grazie a Pino, il fratello di Marta, che quasi per caso farà ritrovare alla famiglia la sua dignità e il suo riscatto.