SottoSopra

la città salvata dalle donne e altri scherzi simili
Scritto da Stefania Marrone e Cosimo Severo
Regia e spazio scenico Cosimo Severo
Musiche (eseguite dal vivo) Fabio Trimigno, Luca Lalla, Vincenzo Starace, Vincenzo Raddato.
Con Livia Gionfrida, Franck Ashraf Nassirou, Nunzia Zoccano, Raffaella Giancipoli
E con la partecipazione, accanto agli attori, di 20 donne di Manfredonia partecipanti al laboratorio “movimento urbano”.
Disegno Luci Giuseppe De Luca
Fonico Danilo Mottola
Produzione Bottega degli Apocrifi
con il contributo di Regione Puglia, Ministero alle Attività e ai Beni Culturali, Comune di Manfredonia, Teatro Pubblico Pugliese
Anno 2007

Sottosopra la terra, sottosopra le sedie, sottosopra i giornali, sottosopra una città, sottosopra il potere. Un respiro. Succede a Manfredonia nel 1988, quando un movimento di 3000 donne protesta contro una fabbrica chimica che da 20 anni minaccia la città con ripetuti incidenti. Sottosopra le abitudini: mogli, madri, figlie, nonne, lavoratrici, casalinghe, si ritrovano tutte le sere in piazza.

Sottosopra le parole: nessuno crede più alla Politica, nessuno crede più alla Stampa, la piazza crede solo alla piazza, e le donne provano a credere alle donne. Sottosopra le relazioni: i vicini di casa, i conoscenti, gli amici, i familiari si dividono tra chi piazza e chi no. Sottosopra i ruoli: gli uomini osservano, applaudono, incitano, frenano, richiamano all’ordine, sospettano. Troppo tardi: sottosopra i giorni e i mesi per due anni. E in piedi solo la piazza. Un respiro e la parola delle donne.

Questo spettacolo nasce dal desiderio di permettere ad una città di raccontarsi.
Una città con una ferita aperta e un conflitto irrisolto, probabilmente insolubile: la cosidetta vicenda Enichem di Manfredonia che nel 1988 ha spaccato la città sotto il peso del nodo salute/lavoro, capace di accomunare nord e sud Italia. A raccontare questa storia sono chiamate come coro le donne della città: studentesse, casalinghe, insegnanti, avvocati tra i 16 e 60 anni. Affiancate da due attori professionisti (Livia Gionfirda e Franck Ashraf Nassirou) e guidate dal regista/pedagogo Cosimo Severo queste mettono in campo la loro voce, nel senso teatrale del termine ‘corpo incluso’, lavorando sui suoni di un dialetto vivo e crudo; è così che le voci di queste donne diventano il suono di una protesta con i toni dell’avanspettacolo.

A questo lavoro di ricerca corale e vocale e al tempo stesso di elaborazione drammaturgica, si innesta il lavoro con la musica dal vivo, che lungi dall’essere sottofondo è creata come una vera e propria partitura drammaturgica che spazia dalla catena di montaggio, al regtime della protesta, al rock del finale dolce amaro che porta finalmente questa fabbrica via dalla città, nell’Africa felice dell’istrione ivoriano che fino a quel momento ne aveva cantato le gesta.

Il risultato è uno spettacolo visionario dove il cantastorie è un perfido uomo nero in frack bianco, dove le donne danzano a tempo di regtime la loro protesta e porgono fellinianamente il seno in segno di protesta davanti a un Sindacato che invece di tutelare i diritti degli operai impiega tutte le sue energie a distribuire loro quotidianamente un bicchiere di latte che li ripulisca dalle scorie chimiche con cui entrano in contatto senza protezione; visionario e senza mediazioni, come sono state le 3000 donne di Manfredonia che nel settembre del 1988 si sono accampate nella piazza grande della città e ci sono rimaste per due anni perché credevano in uno sviluppo diverso del Sud.

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