Che cos’è una residenza teatrale

Che cos’è una residenza teatrale

“Coltivare deserti”
Nella Puglia dei particolarismi, in questo momento che speriamo essere il più nero della crisi – nel senso che non sappiamo immaginarne uno più scuro – c’è un Sud che co-Opera e fa di una quotidiana politica culturale il suo terreno d’investimento: questo Sud oggi è nelle periferie, dentro le Residenze Teatrali.
Una.net è una rete di sei Residenze Teatrali ovvero sei Compagnie che fissando la loro dimora in un Teatro – spesso in periferia – ne prendono in carico la cura. Cura di uno spazio, del territorio in cui è situato e della comunità che lo abita.
Avamposti, punti di riferimento, luoghi di dialogo, crocevia che si declinano su specifici territori e fanno del teatro una pratica quotidiana.
Per noi Apocrifi la pratica del teatro quotidiano significa coltivare deserti.
Nel 2004 la Compagnia Bottega degli Apocrifi si è trasferita da Bologna a Manfredonia mettendo in atto delle pratiche “residenziali” di contaminazione che oggi i Teatri Abitati hanno nominato – e quindi ri-conosciuto e dotato di dignità .
Come? Come in Cina, Mongolia, in Burkina Faso, in Senegal, in Spagna, in Turkmenistan: una pratica globale a forte caratterizzazione locale – sono anche questo le Residenze – che consiste nel piantare alberi.
Piantare alberi significa creare punti di ristoro all’ombra, significa generare condizioni favorevoli alla vita di una fauna capace di ripopolamento, significa addirittura trattenere le nuvole un po’ di più raffreddando l’aria e quindi aumentare la possibilità di pioggia. Ovvero, creare le condizioni migliori per generare e rigenerare opportunità di sviluppo culturale e sociale.
Il Teatro Comunale di Manfredonia è diventato in questi anni di Residenza (dal 2008) una fabbrica operosa. Il luogo in cui darsi appuntamento in periferia, un luogo su cui investire, un luogo che si espande nella città.
Ci sono strumenti Istituzionali riconosciuti, come può essere una Stagione di Prosa; e ci sono modalità innovative di utilizzo di quegli strumenti, come possono essere quelle residenziali.
E’ così che una Stagione teatrale diventa un presidio territoriale, strumento di una politica culturale che riconosce negli spettacoli le punte di diamante di un lavoro costante, un lavoro di semina e coltivazione appunto.
Piantare alberi è uno stato dell’anima, una condizione artistica che diventa parte del processo produttivo.
Pensiamo alle donne della città di Manfredonia nello spettacolo sui fatti dell’Enichem “SottoSopra, la città salvata dalle donne e altri scherzi simili”; pensiamo ai rifugiati politici nello spettacolo “Controra, un caffè ai morti”, che ha visto di fianco attori professionisti e ospiti nel centro accoglienza di Borgo Mezzanone; pensiamo ai bambini che hanno seguito le tappe di creazione degli spettacoli Nel Bosco Addormentato e di Sinbad il viaggiatore.
Piantare alberi è aprire le porte del teatro agli adolescenti con i laboratori, dove assieme alle competenze teatrali e musicali proviamo a passare la qualità e la cura di cui quelle competenze hanno bisogno.
Piantare alberi è coltivare i deserti dell’anima, quelli facili da incontrare nelle marginalità, che con la pratica teatrale smettono di essere tali e diventano segno specifico d’identità ritrovata.


Recommended Posts

X