Stanze
regia Cosimo Severo
con Livia Gionfrida
spazio e ideazione luci Giuseppe De Luca, Cosimo Severo
Una stanza d'albergo e, dentro, una donna, del vino e una storia d'amore, la sua, forse l'ultima, forse l'unica, forse una che racchiude in sé i germi di tutte le altre.
il primo incontro in una stazione ferroviaria e l'ultimo in un'altra, gli inseguimenti, le fughe, il trovarsi, e la fine, iscritta quasi geneticamente in ogni forma di amore autentico.
'Come è più facile vivere al fianco di chi non si ama di un amore così disperato'.
Disarmante e raggelante come solo alverità sa essere.
Quell'amore che annulla le distanze, le barriere, le difese, è riprodotto in scena con un esperimento rivolto a un numero limitato di spettatori, introdotto all'interno della stessa stanza della donna.
Un'intimità esasperata che annulla i filtri, dove gli spettatori diventano lo specchio in cui la donna si guarda, sono parte integrante di quella stanza, fisicamente disposti al suo interno senza distinzione tra scena e platea. Loro, entrati lì solo per spiare, sono partecipi, testimoni involontari di una confessione talmente viva e naturale capace di imbarazzare con la sua verità.




